Rotary Club Gorizia

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Come è nato il Rotary Club International

paul_harris72La sera del 23 febbraio 1905, Paul Harris, allora giovane avvocato di Chicago, si incontrò con tre amici per discutere un'idea che da tempo lo assillava: dar vita ad un club di persone di differenti professioni, organizzando incontri regolari all'insegna dell'amicizia, per trascorrere un po' di tempo in compagnia e allargare le conoscenze professionali.

Quella sera, assieme a Paul Harris, c'erano Silvestre Schiele, commerciante di carbone, Gustavus Loehr, ingegnere minerario e Hiram Shorey, sarto. Si riunirono presso l'ufficio di Loehr, in Derarborn Street 127, in un edificio, l'Unity Building, che esiste ancor oggi a Chicago.

Da quella riunione cominciò a realizzarsi l'idea di un club maschile dove ogni socio rappresentava la propria professione. Le riunioni si svolgevano settimanalmente, a turno presso l'ufficio o a casa dei vari soci. Era, questo, un sistema di rotazione che aveva lo scopo di far conoscere a ogni socio l'attività degli altri e che portò poi Harris a chiamare il suo sodalizio: Rotary.

foundersI quattro soci fondatori erano di discendenza nazionale diversa (americana, tedesca, svedese e irlandese) ed appartenevano anche a fedi religiose diverse (protestante, cattolica ed ebraica). Erano un prodotto di quel grande crogiolo che era ed è l'America e, sotto questo aspetto, erano i progenitori più adatti a dar vita a quel grande movimento internazionale che sarebbe poi diventato il Rotary International.

Dopo l'ammissione di un quinto socio, il tipografo Harry Ruggles, il gruppo prese ufficialmente il nome di Rotary Club di Chicago. Il primo registro, che risale al 1905, riporta un elenco di trenta soci, con Silvester Schiele come Presidente; Will Jensen, agente immobiliare, segretario; Ruggles tesoriere e il dottor Will R. Neff, dentista, "incaricato dell'ospitalità". Paul Harris non volle assumere alcuna carica nel nuovo club e non ne divenne presidente se non due anni più tardi. Ruggles fu il primo ad avere l'idea di un coro, e ancora adesso la tradizione di cantare insieme è viva in molti club.

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La notizia della nuova organizzazione si diffuse rapidamente e ben presto i soci divennero così numerosi da rendere poco pratiche le riunioni negli uffici dei soci. Nacque così l'usanza di tenere le riunioni settimanali presso ristoranti o alberghi. Paul Harris non fu mai dell'idea che il club di Chicago dovesse esistere unicamente allo scopo di favorire gli affari dei soci che ne facevano parte. Egli credeva con tutto se stesso nei valori dell'amicizia e fin dall'inizio sperò che in ambito civico il club avrebbe intrapreso delle iniziative di più ampio respiro. Nel 1907, due anni dopo la fondazione del club, fu varato il primo progetto in favore della collettività: la costruzione, nei pressi del municipio, di toilettes pubbliche: la prima infrastruttura del genere creata a Chicago.

Tre anni dopo la fondazione del club di Chicago fu creato un secondo club a San Francisco, e l'anno seguente si aggiunsero all'elenco altri tre club. Nel 1910, sparsi in tutti gli Stati Uniti, c'erano 16 club con oltre 1500 soci.

In quell'anno si tenne a Chicago il primo congresso e i 16 club si riunirono sotto la denominazione di Associazione Nazionale dei Rotary club. Paul Harris ne venne eletto presidente, mentre Chesley R. Perry, entrato a far parte del club di Chicago nel 1908, fu nominato segretario: carica che conservò fino a quando, nel 1942, andò in pensione; Rufus Chapin fu nominato tesoriere e mantenne l'incarico fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1945.

L'ideale del servire cominciò a prendere forma durante questi primi anni, in particolare da quando Arthur Frederick Sheldon divenne socio del club di Chicago. Egli era fermamente convinto che ogni professione dovesse essere considerata come un mezzo per servire la società, e al primo congresso del Rotary, svoltosi nel 1910, propose il motto "He profit Most Who Serves His Fellows Best" (Profitta di più chi sa rendere agli altri un servizio migliore). L'anno successivo, un altro dei primi eminenti soci del Rotary, Benjamin Franklin Collins, parlò ancora dell'importanza del servire e lanciò l'idea di organizzare i club sulla base del principio "Service, Not Self" (Servizio, non profitto personale). Le due frasi modificate in "He Profits Most Who Serves Best" (Chi serve meglio profitta di più) e "Service Above Self" (Servire al di sopra di ogni interesse personale), furono prontamente accettati da tutti i rotariani e divennero i motti di cui, non senza orgoglio, fregiarono i loro distintivi. Ma dovevano trascorrere 40 anni perché essi fossero adottati ufficialmente dal Rotary International in occasione del congresso di Detroit del 1950.

I primi tentativi di Paul Harris di costituire un club fuori dai confini degli Stati Uniti furono coronati dalla fondazione di quello di Winnipeg, in Canada, avvenuta nel 1911 dopo una lunga serie di approcci negativi. Fu così che il Rotary divenne internazionale.

Arch Klumph, sesto presidente del R.I., fu l'ideatore, nel 1917, della Fondazione Rotary. Nello stesso anno era anche iniziata la pubblicazione di The National Rotarian, il precursore della rivista The Rotarian, nota anche come organo ufficiale del Rotary International. Più tardi, quello stesso anno, Paul Harris si mise in contatto con il bostoniano Harvey Wheeler, proprietario di un cotonificio in Inghilterra, allo scopo di costituire un club a Londra. Poco dopo, lo stesso Wheeler, con Arthur Frederick Sheldon e E. Sayer Smith, fondò i club di Londra e di Manchester.

Nel medesimo tempo Paul Harris apprese con grande meraviglia che in Irlanda, e precisamente a Dublino, esisteva gia' un "Rotary" club, la cui sotituzione risaliva al marzo 1911. Il mistero venne chiarito non appena si seppe che Stuart Morrow, un ex rotariano di san Francisco, si era trasferito in Irlanda e aveva organizzato un club a Dublino e uno a Belfast. Paul Harris chiese a Morrow di proseguire nell'opera già intrapresa, e in breve tempo vennero fondati in Scozia i club di Glasgow e di Edimburgo, ed altri in varie località dell'Inghilterra.

Una volta varcato l'Atlantico, il Rotary si diffuse rapidamente e, al congresso di Duluth del 1912, la sua denominazione venne cambiata in Associazione Internazionale dei Rotary Club, a sua volta abbreviata, nel 1922, in Rotary International. Il primo presidente non statunitense, il canadese E. Leslie Pidgeon, fu eletto nel 1917 al congresso di Atlanta. Il primo Rotary Club che venne costituito in un paese non di lingua inglese fu, nel 1916, quello cubano dell'Avana, disciolto poi nel 1979. Il Rotary incominciava quindi a oltrepassare non solo i confini nazionali, ma anche le barriere linguistiche, senza tuttavia acquisire una dimensione veramente mondiale sino agli anni venti, allorché si diffuse per tutta l'Europa continentale e raggiunse l'America meridionale e centrale, l'Africa, l'Australia e l'Asia.

Tale diffusione, attestata dalla universalità del sodalizio, ha provato e prova che i principi su cui esso si basa hanno ancora una vitalità così intensa ed esercitano un richiamo così forte da superare ogni differenza di razza, religione, lingua e nazionalità. Gli anni venti furono costruttivi, brillanti, ricchi di sfide: il 1926 in particolare fu l'anno memorabile in cui il Rotary Club di Londra diede uno dei maggiori contributi al movimento rotariano. Nel corso di una passeggiata domenicale fra le colline del Surrey, due dei suoi membri misero a punto quello che fu chiamato il progetto "Scopi e obiettivi". Avevano pensato cioè di incanalare le attività di servizio secondo quattro precisi indirizzi: l'azione interna, l'azione di interesse pubblico, l'azione professionale e l'azione internazionale. I due rotariani erano Sydney W. Pascall, che nel 1931-32 doveva essere nominato presidente del Rotary International, e Vivian Carter, che a quell'epoca era segretario generale del R.I.B.I., l'associazione dei Rotary Club in Inghilterra e Irlanda.

La nuova idea venne ampiamente discussa e presentata nel 1927 al congresso del R.I. di Ostenda, dove fu accettata. Di conseguenza i quattro indirizzi (più tardi chiamati "vie" d'azione), divennero parte integrante degli scopi del Rotary International e sono tuttora operanti dovunque funzioni un Rotary Club.

Il Rotary International è stato l'antesignano di altre grandi associazioni di servizio, come il Kiwanis International, costituito nel 1917 e l'Optimist International (1919). Analogamente, sul modello rotariano si vennero a creare organizzazioni femminili di servizio quali lo Zonta International, fondato nel 1919.

Il Rotary ha anche preparato il terreno a numerose importanti organizzazioni di statura mondiale, tra cui la International Society for Crippled Children, fondata nel 1922, attualmente ribattezzata con il nome di Rehabilitation International, e l'Unesco (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), le cui basi furono poste nel corso di un convegno rotariano svoltosi a Londra nel 1942 con lo scopo di esaminare la costituzione di un vasto sistema di scambi culturali fra nazioni.

Le statistiche sull'espansione del Rotary nel mondo sono imponenti, ma le realizzazioni rotariane che ogni anno si compiono attraverso le quattro vie d'azione non possono essere descritte solo con le cifre. L'amicizia, il miglioramento nell'esercizio degli affari e delle professioni, la gioia recata ai meno privilegiati e agli handicappati, il lavoro svolto con i giovani per aiutarli a sviluppare i principi della leadership, l'incessante fluire di iniziative in favore della collettività, le migliaia di borse di studio e di scambi culturali, gli innumerevoli altri progetti varati dal club, comprese le attività internazionali della Fondazione Rotary, sono tutti elementi da tenere presenti nel considerare i progressi compiuti attraversi il programma del Rotary presentato in questo sito e negli altri siti rotariani; e questo proprio a causa della peculiarità del Rotary, che può essere paragonato ad un mosaico, composto da innumerevoli tessere di grandezza diversa e differenti per forma e colore.

Nella sua autobiografia My Road to Rotary (la mia via verso il Rotary), Paul Harris paragona la potenza del Rotary al corso di un fiume maestoso: "Il grande fiume è la somma totale dei contributi di centinaia, forse anche di migliaia di piccoli ruscelli che vi affluiscono dalle colline e dai monti, mormorando dolcemente, impazienti di tuffarsi nella sua corrente. A questo si può paragonare l'espansione del Rotary. Esso è diventato grande per la dedizione e il contributo di migliaia di rotariani di tanti Paesi".

Ci sono nel mondo più di 1.208.000 rotariani che danno vita a circa 32.554 Club divisi in 530 Distretti presenti in più di 168 Paesi. I suo prestigio, la sua tradizione e il carisma degli uomini che lo compongono e lo guidano ne fanno l'unica associazione non governativa che ha un suo rappresentante al Consiglio delle Nazioni Unite. E tutto nacque in una riunione di quattro amici circa un secolo fa.

“L ’amicizia è stata la roccia sulla quale è stato costruito il Rotary, la tolleranza è ciò che lo tiene unito”. Paul P. Harris.

 

La Fondazione Rotary

Compito essenziale è quello di appoggiare I’attività di servizio svolta dal R.I: in vista deIIa pace e della comprensione mondiale attraverso programmi internazionali in campo assistenziale, culturale e educativo Venne istituita come un fondo di dotazione e ne fu ideatore Arch Klumph, sesto presidente del R.I. Nel 1931 fu regolamentata come ente fiduciario e, nel 1983, venne costituita in società senza fini di Iucro in conformità alle leggi deIIo Stato deII’Illinois (USA). Nel 1947, alla morte di Paul Harris, cominciarono ad affluire cifre importanti in memoria del fondatore dei Rotary International e da allora Ia Fondazione riceve annualmente donazioni sempre più generose; in quest’uItimo periodo Ia Fondazione può contare su contributi che si aggirano sui 120 milioni di dollari annui. La Fondazione si regge escIusivamente sulle contribuzioni volontarie elargite dalla generosità dei rotariani a di altri soggetti e, proprio per questo principio, è fatto espresso divieto di utilizzare aIcuna forma coercitiva nei confronti dei soci dei cIub allo scopo di raccogliere fondi a favore della Fondazione. I contributi possono essere destinati a 3 tipi di fondi:

II Fondo programmi : ha una specifica prerogativa che si chiama “share” (condivisione): I’ammontare raccolto dalla Fondazione viene investito per un periodo di 3 anni e iI reddito che ne deriva serve a coprire gli oneri amministrativi della Fondazione e ad incrementarne il capitaIe. Dopo questo periodo II 50% della cifra raccolta viene messa a disposizione deII’area geografica (distretto) che I’ha generata e I’aItro 50% rimane a disposizione della Fondazione per Ia realizzazione dei suoi programmi

II Fondo permanente: di questo fondo viene spesa solo la cifra risultante dal reddito del suo investimento. Si tratta, in genere, di Iasciti testamentari. Non produce share.

Il Fondo PoIioPIus : viene speso a favore della campagna contro Ia poIiomieIite che non é ancora conclusa.

I piu importanti programmi della R.F. riguardano:

       

       Ie Borse di Studio

       Io Scambio dei Gruppi di Studio

       le sovvenzioni paritarie (Matching Grants)

       Ie sovvenzioni 3H

       Ie Borse per Ia Pace

       Ie sovvenzioni per servizi di volontariato

       Ie sovvenzioni per docenti universitari

       Ie sovvenzioni semplificate

       II sostegno in caso di caiamita

       Ia PoIioPIus.

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                   continua breve storia del RC di Goriziafreccia_dx1


 

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I SOCI FONDATORI del Rotary Club Gorizia

dott. Luigi Bader, Gorizia - avv. Pino Bon, Gorizia -  cav. uff. Giuseppe Bramo, Gorizia, - geom. Giuseppe Casasola, Gorizia- dott. Filiberto Ciulli, Gorizia - col. Luigi Corsini, Gorizia - dott. Gino Cosolo, Ranchi dei Legionari  - N. H. Giorgio Del Torre, Gorizia - dott. ing. Giovanni, Deperis, Gorizia - prof. Ettore D’Osva|do, Gorizia - Aristicle Grassilli, Gorizia - dott. rag. Antonio Laganella, Gorizia - cav. Pirro Locatelli-Hagennauer, Cormons - dott. Alfredo Miiano, Gorizia  - dott. Giusta Montena, Gorizia  av. Antonio Orzan, Gorizia  - ing. Federico Ribi, Gorizia - prof. Mario Rigoni, Gorizia - dott, Bruno Secuiin, Gorizia - avv. Giovanni Stecchina, Gorizia - prof. Dott. Luigi Sussi, Gorizia -  avv. Arturo Targioni, Gorizia - ing. Luciano Tosolini, Monfalcone - ing. Luigi Vram, Gorizia

BREVE STORIA DEL ROTARY CLUB GORIZIA 

II Rotary Club Gorizia è nato il 28 giugno 1948, e rientra così, fra i Club con maggiore anzianità dell’intero Paese: in Regione fu secondo solo a quello “storico” di Trieste. Non è facile una rilettura in termini succinti della sua storia, lunga ormai oltre 65 anni, specie ove si abbia la nostra giusta ambizione di utilizzarla per progettare il futuro. Nel tracciarne un sia pur breve profilo, va rimarcato che il Club è stato senza dubbio testimone e, attraverso i propri uomini, protagonista della vita sociale, economica e culturale della citta e della provincia intera; seppe nel contempo, dare sostanziali apporti alla vita del Rotary dell’intero Triveneto dal momento che ha avuto l’onore di fornire ad un Distretto composto di quasi 90 Club ben tre Governatori. Al Club furono affidate anche l'organizzazione di diverse Assemblee e Congressi distrettuali. Gorizia si fece promotrice già fra il 1962 e 1964 di riunioni congiunte con gli allora pochi altri Club della Regione comprendendo l’importanza di un agire comune. Ha inoltre avuto, negli anni, frequenti e consolidati rapporti con i suoi tre “club contatto”, quello di Villaco in Austria, quello di Reinthal in Svizzera e quello di Bamberga in Germania. Siamo stati club padrino del Rotaract di Gorizia e promotori, nel 1994, della nascita del Rotary Club di Monfalcone. In un recente passato, con un’impostazione associativa forse più elitaria ma soprattutto in un contesto sociale ben diverso da quella attuale, i Rotary Club, ivi compreso quello di Gorizia, erano maggiormente ascoltati e, quindi, in grado di intervenire con peso più rilevante nella vita politico-amministrativa a livello dei proprio territorio e della Regione: basti ricordare che il primo Presidente dei Rotary Club Gorizia, l’Avv. Giovanni Stecchina, era sindaco della citta. Di qui il concreto apporto che il Club poté dare su temi cruciali dello sviluppo provinciale e regionale, a cominciare, negli anni 50, con la costituzione dell'Aeroporto regionale e continuando con la stessa nascita della Regione a statuto speciale - momento difficile per Gorizia dal momento che Trieste aveva bisogno di un contado -, con la Zona franca ed ai miglioramenti delle sue “capacita incentivatrici”.  Grande fu, poi, l’impegno perché Gorizia potesse avere un ruolo nella programmazione regionale, per l’istituzione del Mandamento di Monfalcone con il conseguente passaggio degli industriali dall’Associazione di Trieste a quella goriziana, per la costituzione della società finanziaria regionale “Friulia” e per il miglioramento delle comunicazioni stradali e ferroviarie, nazionali ed internazionali nel nord-est d’Italia, con l’inserimento della Regione nella rete autostradale italiana ed europea. Nel 1977 il nostro Club produsse un documento congiunto con il Club di Villaco, da presentare rispettivamente ai due governi, per trovare valide soluzioni ad una “Pontebbana", che si dimostrava ormai ogni giorno più insufficiente, specie con la nascita della Comunità di lavoro Alpe Adria. Fin dal 1957, fra l’altro, due rotariani del nostro Club avevano prospettato un’autostrada che, per la via più breve, avrebbe dovuto proseguire fino a Lubiana; tale suggerimento fu successivamente fatto proprio dalla Camera di Commercio ed accolto dal Ministero dei Lavori Pubblici nel 1960, portando però solo all’attuale raccordo Villesse-Gorizia; contrapposizioni di campanile riuscirono, ahimè, a frenare questa nostra visione illuminata ed anticipatrice tanto che, siktanto dal 2014 si può considerare completata. II Club rimase pure inascoltato quando si oppose con forza al raccordo ferroviario Sagrado - Cormons, del quale solo 25 anni dopo, ad opera ormai ultimata e mai utilizzata, fu tardivamente riconosciuta l’inutilità.  Localmente il Club si è occupato di molteplici temi, cercando di dare un apporto di idee qualificate alla soluzione dei problemi, al di fuori di ogni ideologia o posizione di ordine politico, ed intervenendo spesso anche con generosi sostegni economici, nei vari settori della vita della propria comunità provinciale: alcolismo, tossico-dipendenza, scuola ed avviamento professionale, invalidi e diversamente abili psichici e fisici, anziani, carceri, lavoro, mondo del volontariato, sport, valorizzazione delle vecchie professioni, inquinamento, salvaguardia del patrimonio artistico, difesa a mare da Monfalcone all’Isonzo, meccanizzazione della vendemmia, legislazione doganale, ecc.. Ha offerto, inoltre, un sostanzioso appoggio di idee e di uomini nell’istituzione dell’Università della 3a età e si è impegnato a fondo per la fondazione di un Consorzio locale sull’Università di servizio, aperta alla crescente domanda culturale e per una conservazione del centro storico.  II Club non ha mai mancato di dare tangibile sostegno alle popolazioni colpite da grandi calamita sia italiane (disastro del Vajont, esondazione dell’Arno, terremoto dell’Umbria, ecc.), sia verificatesi in altri Paesi.  In occasione del terremoto del Friuli del 1976 il R.C. di Gorizia non solo fornì un immediato sostanzioso sostegno all’ANA, impegnata nell’opera di aiuto e di ricostruzione, ma si impegnò, anche con i contributi provenienti dai Club di tutto il mondo, nell’allestimento di una Casa per Anziani terremotati a Venzone e di appartamenti a Sequals; in quell’occasione partecipo con gli altri Club regionali alla costituzione di una scuola per il restauro delle opere d’arte danneggiate a Villa Manin e due scuole tecnico professionali per l’agricoltura, fornendo anche prestiti sull’onore a numerosi giovani studenti.  La prima medaglia d’oro del Premio “Aesontius”, istituito dai nostro Club, fu assegnata nel 1965 alla M.O. gen. Aurelio Baruzzi che, nell’agosto 1916, da giovane sottotenente alzò a Gorizia il primo tricolore della Redenzione. Questo premio, istituito dal Club per onorare illustri personalità, soprattutto isontine, che in ogni campo - dall’arte alla scienza, dalla cultura ai più disparati settori della vita sociale - con le loro opere, la loro attività ed il loro ingegno hanno onorato e dato lustro alla citta di Gorizia ed alla terra isontina, e stato successivamente assegnato ad Antonio Morassi, Giovanni Battista Brusin, Ervino Pocar, Paolo Caccia Dominioni, Ferruccio Bernardis, Carlo Rubbia e Tullio Crali.  Numerose sono state le pubblicazione su argomenti riguardanti la storia e la cultura provinciale che il Club ha realizzato o provveduto a far ristampare, a cominciare dai volume “1916 PER GORIZIA”, edito in occasione dei cinquant’anni dall’inizio della grande guerra. Per onorare la memoria di alcuni Soci defunti, le Famiglie hanno affidato al Club la gestione di Fondi particolari a favore di giovani meritevoli: uno di questi Fondi (Mattioni) è dal 1965 ancora operante ed elargisce annualmente un sostanzioso contributo a un degno studente dell’Isontino, con apporto economico paritario anche da parte del nostro Club.  Diversi nostri Soci hanno prestato, negli anni, la loro opera professionale come volontari in diversi Paesi del terzo mondo. Il Club ha, inoltre contribuito in prima persona in collaborazione con altri Club regionali, ottenendo riconoscimenti e sovvenzioni anche dalla “Rotary Foundation”, a molte azioni di carattere educativo ed umanitario in molti Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa dell’Est, costruendo pozzi, ospedali o presidi specialistici ed asili in particolare non ha mai fatto mancare il proprio discreto ma importante sostegno al Centro Missionario della Diocesi di Gorizia che da molti decenni opera in varie località del pianeta. Siamo orgogliosi, poi, di aver dato inizio ad un’iniziativa, fatta poi proprio da altri Club del nostro Distretto, per dotare le scuole italiane dell'Istria di libri, pubblicazioni e supporti informatici. Unico rammarico, non essere riusciti a realizzare il service LLC (Life Learnig Center) che aveva intenzione di portare presso le scuole superiori della provincia un laboratorio attrezzato per effettuare "hands on on" esperimenti di avanzata biotecnologia. Finora abbiamo riportato - in un modo cosi succinto da fare certamente torto all’opera ed all’impegno dei tanti amici che di questo prestigioso sodalizio hanno fatto lodevolmente parte - alcuni dati sul Rotary Club Gorizia, un club che ha tanta storia e che molto ha rappresentato in uomini e idee per il territorio nei quale opera. Tutto ciò, tutto sommato, rientra nella “normalità” d’azione di ogni altro Club rotariano; vi è pero qualcosa che ha caratterizzato la vita del nostro Club, differenziandola da quella di quasi tutti gli altri e sulla quale merita soffermarsi, sia pur brevemente, non per giustificarne, - non ve n’e assolutamente bisogno! -, ma capirne certe posizioni assunte in momenti storici ed in situazione del tutto specifiche.  II Club è nato in un momento difficile della nostra recente storia patria, in una citta alla quale, dopo i disastri bellici, fu dato di vivere anche un funesto dopoguerra, tanto che l’auspicato e sofferto ricongiungimento alla Madre Patria poté avvenire solo nel settembre del 1947. In questa martoriata terra di confine - va ricordato! - vi furono momenti in cui venne persino meno la certezza di poter continuare ad appartenere alla patria naturale. Gorizia, pure adusa nei secoli a sopportare il passaggio delle orde di quanti, da Est e da Nord, scendevano ad invadere l’Italia, nell’ultimo dopoguerra pagò, quasi da sola, il conto di una guerra perduta: non solo la provincia venne drasticamente ridotta rispetto alle sue dimensione storiche - lacerando un tessuto economico che aveva, fino ad allora, assicurato al capoluogo un progressivo sviluppo civile, culturale e sociale, rendendolo da sempre luogo di convivenza di etnie, culture e religioni diverse - ma venne spogliata, a guerra già terminata, di un gran numero di propri cittadini, per gran parte appartenenti alle classi dirigenti, scomparsi nel nulla, o se volete nelle foibe titine, di cui ancor oggi si sa ben poco. II tutto avvenne con il beneplacito di quanti, per motivi politici o etnici, questa deportazione sostennero o quanto meno giustificarono. La citta fu successivamente costretta, per decenni, a vivere all’estremo confine verso l’oriente del mondo libero, con un suo “muro”, non solo materiale che, a diversità di quello di Berlino, tardò a cadere e forse, per quanti quella storia dovettero subire, non e ancora caduto del tutto. 

La vita del neonato Rotary Club di Gorizia fu, quindi, di necessità legata alle sorti, ora felici ora difficili e ai momenti finanche drammatici di questa città di confine. Non può suscitare meraviglia se i nostri predecessori, volenti o nolenti, furono afflitti da una sorte di “complesso della frontiera”, che li faceva sentire soli in una posizione scoperta ed avanzata. Di qui l’appassionato sostegno del Club, in un tempo di pace che da queste parti non fu sempre tale, ad ideali di liberta e di civiltà, che vedevano ai primi posti l’intransigente ma sempre motivata difesa, della cultura e dell’italianità di Gorizia, assumendo posizioni non sempre facili, anzi a volte scomode ed osteggiate, di strenuo difensore, proprio, di quel confine orientale troppo spesso volutamente dimenticato dalla classe politica centrale.  II Club seppe contribuire, in termini civili ma concreti, in epoche in cui il sostegno a certe posizioni esponeva anche a rischi personali, a scrivere parte della storia travagliata e spesso dimenticata del confine orientale del nostro Paese, ridisegnando un ruolo per questa nuova provincia ed adoperandosi nei creare nuovi e saldi legami fra il territorio goriziano e quello monfalconese.  Dopo gli accordi di Osimo (10 novembre 1975), tutti i Distretti rotariani italiani, proprio per l’azione portata avanti anche da questo nostro piccolo Club, rivolsero unanimemente una petizione al Presidente della Repubblica (1976) per ottenerne una revisione internazionale, che ne abolisse o quanto meno ne attenuasse gli effetti negativi che ancor oggi da queste parti si devono sopportare.  Senza queste precisazioni non si può comprendere, per fare un solo esempio, l’iniziale opposizione fino dal 1979 alla legge sulle minoranze che poi portarono al bilinguismo, senza effettiva reciprocità da parte del Paesi confinanti, in un territorio dove ad una minoranza esigua e che non ha mai accettato una sua definizione quantitativa erano già stati riconosciuti non trascurabili privilegi.  È, però, doveroso ricordare che, con il passare degli anni, soprattutto a partire dall’epoca delle prime elezioni europee, nel Club vi è stata una presa di coscienza degli ideali europei e di appartenenza ad una grande comunità, legata da una comune, anche se complessa, tradizione di civiltà, sapendo proporsi quale cardine e riferimento morale e culturale nella ricerca di una rinnovata e stimolante “frontiera del dialogo e della proposizione”. 

Oggi il Club, nell’auspicio che i popoli possano aprirsi verso sempre più ampie intese, e animato da nuove visioni, dimensionate alle necessita ed ovviamente alle grandi possibilità di una convivenza che vuol essere costruttiva e vitale. Viviamo l'odierna disponibilità alle più ampie aperture sociali e comunitarie senza però dimenticare i tragici eventi postbellici, di cui almeno ora vorremmo conoscere tutte le verità, e senza rinnegare i sacrosanti ideali di liberta e di democrazia tenacemente portati avanti dai nostri predecessori, fieri di appartenere, oggi come ieri, alla più prestigiosa associazione di donne ed uomini liberi del mondo.